Un saluto a tutti, dal 13 gennaio al 10 febbraio, presso il Maffy’s Gallery di Gallarate (VA), saranno esposte 35 stampe in formato A3 di alcuni degli scatti che a mio giudizio colgono al meglio alcuni dei momenti più significativi del mio ultimo viaggio.
La mostra si snoda lungo un percorso visivo di volti, colori, paesaggi e luci che accompagnerà il visitatore in un viaggio virtuale attraverso i 4 angoli del mondo.
Indirizzo:Via Bassetti, 2/A - Gallarate (VA). Orari: 20.00 - 2.00. Chiuso mercoledi.
Hi All, from January 13th ’till February 10th at Maffy’s Gallery are shown 35 prints I have chosen from my travel and surf portfolio. My intent is to lead the visitor through a virtual travel in a magic atmosphere of colors, lights and landscapes from the most remote parts of the world.
The exibition is open everyday from 8.00 p.m. till 2.00 a.m. except for wednesday.
Till next.
Mauro
October 15th came out the new issue of Dreams Up Life surf journal. It contains the new article I wrote about my round the world trip. Through the 30 pages you will be told about the South East Asia stop i did few months ago starting from the Bali stellar waves in the Bukit Peninsula and swapping to Malesia, Vietnam and Cambodia.(Only in italian sorry!). Till next…mauro
E’ ora in distribuzione il numero 11 di Dreams Up Life surf journal. Su questo numero appare il quarto articolo frutto della collaborazione con i ragazzi della redazione di Dreams. Nelle circa 30 pagine, aiutandomi con alcuni degli scatti più rappresentativi di quei mesi, cerco di ripercorrere i giorni passati tra le onde stellari Indonesiane, le metropoli Malesiane e il fascino di Vietnam e Cambogia. Per info e abbonamenti: info@dreamsuplife.com. Buona lettura!
Just back from some days of shooting in Rome - the Eternal City. (read “sweating for kms and kms under the unforgiving Italian summer sun.”). It’s useless to say It’s one of the most amazing city to visit and to get lost in. I hope to be able to upload some of the thousands of pics of this amazing city soon the next days.
Surfing the web (only thing i can surf since the med is still flat as a lake), I’ve found thatSurfcorner.it, the most important italian surf portal, has just published the statistics for the first six months of 2009 regarding surfers and photographers involved into the Italian surfing industry.
I’m very glad to notice that for this period I’ve got the second place for the number of pics published in the photographer category. Right on!
Appena tornato da alcuni giorni di shooting sotto il sole cocente di una Roma invasa di turisti stranieri, trovo che Surfcorner.it ha pubblicato l’ “esposimetro” per il primo semestre del 2009 che raccoglie le statistiche delle scena surf italiana. Per quanto riguarda la categoria fotografi, con mia sorpresa, il mio nome appare al secondo posto per numero di foto pubblicato su riviste.
August 15th came out the new issue of Dreams Up Life surf journal. It contains the third article I wrote about my round the world trip. Through the 30 pages you will be told about the endless waves I got in New Zealand and the beautiful, wild and remote landscape in Australia. (Only in italian sorry!). Till next…mauro
E’ ora in distribuzione il numero 10 di Dreams Up Life surf journal. E’ ormai il terzo numero in cui racconto dei miei 12 mesi passati in viaggio in compagnia di una tavola da surf e macchina fotografica. Nelle circa 30 pagine di foto e pensieri racconto questa volta degli spazi sconfinati e affascinanti del continente Australiano e delle onde infinitamente lunghe e deserte della vicina Nuova Zelanda. Per info e abbonamenti: info@dreamsuplife.com. Buona lettura!
In questi giorni molti Italiani affollano i porti e gli aeroporti d’Italia diretti verso le spiagge e le località turistiche sarde. In questi giorni, come ogni anno di questo periodo, l’isola romperà così il suo secolare isolazionismo, e accoglierà l’esercito dei vacanzieri in cerca del tanto sospirato riposo e divertimento estivo. In questo scenario da grande esodo vorrei segnalarvi la simpatica iniziativa di un surfista e fotografo sardo in netta controtendenza rispetto all’usuale concetto di vacanza. Alessandro Murgia, questo il suo nome, ha deciso infatti di percorrere tutta la costa ovest sarda spingendosi sul suo long skate e quando le condizioni del mare lo consentiranno si prenderà una pausa remando tra le onde dei tanti spot di cui questo tratto di costa è disseminato.
Nel suo blog, Alessandro, giorno per giorno, ci terrà aggiornati sui suoi spostamenti. A supportare l’iniziativa ci sono Dreams Up Life Surf Journal e Fuck Pro Clothing.
Buona lettura e buone vacanze.
[English]
Hi all!
I would like to invite you to follow the adventure of Alessandro Murgia, photographer and surfer from Sardinia who is about to travel along the 300 km of the west coast of his Island on his longskateboard. He promises to keep his blog updated daily!
The event is sponsored by: Dreams Up Life Surf Journal and Fck Clothing company.
Dalle scene di strada della capitale Hanoi, alle atmosfere rilassate delle montagne del nord abitate dalle minoranze etniche del paese, dalla festa della luna piena di Hoi An in cui mi sono trovato per caso coinvolto, fino al misticismo ispirato dalla navigazione nelle acque di Halong Bay, incastonata tra Vietnam e Cina nel golfo del Tonkino.
Una raccolta delle molte sfaccettature che questo paese offre al viaggiatore attento e disposto a coglierle ed apprezzarle, è ora on-line nella sezione travel photography dove troverete 59 foto scattate nei circa 2000 km percorsi da sud a nord per la Repubblica Socialista del Vietnam.
Continuano intanto le collaborazioni con Dreams Up Life Surf Journal e l’articolo scritto per il nuovo numero, al momento in distribuzione, ha come protagonisti i 2 mesi in cui ho percorso gli stati della California, Nevada e 3 isole dell’arcipelago delle Hawaii.
Il giornale lo trovate nei migliori surf shop italiani oppure in alternativa scrivete a info@dreamsuplife.com per riceverlo in abbonamento postale.
Prossimi aggiornamenti della sezione viaggi: Marrakesh e Zaragoza.
Buon viaggio a tutti.
Mauro
[English]
From street scenes kept in the capital Hanoi, to the quiet and calm atmosphere in the hilly regions of the north, home of the country’s ethnic minorities, to the full moon celebrations in Hoi An and again to the mysticism inspired by cruising for some days in Halong Bay calm and green water.
A bite of this kaleidoscope-like country is what I hope the new Vietnamese gallery, on-line on mauroladu.com, can give to you. 59 pictures, 2000 kms from the Mekong Delta southern region up to the capital of the Socialist Republic of Vietnam, two steps from China’s border.
Enjoy and leave some feedback as usual.
Some of my images can be licensed through the web agency Alamy.com
Have a good trip, wherever you are going…
Mauro Ladu
Coming soon: Marrakesh, Morocco’s pearl of the south.
Il 15 gennaio esce il numero 8 di Dreams Up Life surf journal, sul quale appaio con circa 20 pagine nelle quali racconto il tratto di strada percorso in Sud e Centro America. La copertina, che potete vedere in anteprima qui sotto, vede invece 4 miei scatti fatti in Australia, Vietnam, Nuova Zelanda e Hawaii.
Si tratta della prima parte di un lungo racconto di viaggio, avventura e surf che ogni tre mesi verrà pubblicato “a puntate” sulle pagine di Dreams. Il tutto corredato da foto inedite e non. Il giornale si può ricevere in abbonamento oppure cercatelo nei migliori surf shop italiani. Per info scrivete a: info@dreamsuplife.com
Altra informazione di servizio: nei prossimi mesi mauroladu.com cambierà veste, dando più spazio alle immagini raccolte nei mie viaggi ma conservando una sezione dedicata ai consueti brevi report in cui spero troviate utili consigli su come spostarvi in maniera indipendente nei paesi in cui sono passato.
Da ultimo, alcuni dei miei scatti sono ora in vendita attraverso Alamy, una tra le più note agenzie fotografiche mondiali.
Buon 2009 a tutti.
[English Version]
15th January is going to be out Dreams Up Life Surf Journal # 8 on which you can find the first part of a long story about travel and surf I’ve written during the past year travelling around the world. The whole thing will be splitted in the 4 issues out in 2009. Every issue will be also enriched with pictures taken during the past 12 month of travels. In the upcoming one a composition of 4 of my images appears also on the cover you can see below as a preview.
In the next month mauroladu.com is going to pass through some changes, with more pictures on line and the complete English translation of all my travel report. So, stay tuned.
In the end, some of my images can be now licensed through the agency Alamy.com.
Se lo si guarda sulle mappe il Vietnam ha proprio la forma di un drago. Tiene tra le fauci il Laos e avvolge il suo corpo sinuoso attorno alla Cambogia.
Un nome che evoca tragedie di guerra in un passato non troppo lontano. Un paese che vanta una collezione di film che lo ritraggono e che lo hanno reso un luogo un po’ mitico e forse irreale nell’immaginario collettivo.
Nel mio caso, molto più semplicemente, il Vietnam è stata l’ultima tappa di 12 mesi passati in giro con lo zaino in spalla, una tavola da surf sotto braccio e la reflex che raramente ha abbandonato il mio collo. Cercherò di ripercorrerlo seguendo l’itinerario nord-sud che ho seguito.
Innanzitutto prima di entrare nel Paese bisogna essere già in possesso del visto. Non viene infatti rilasciato ai posti di confine oppure all’arrivo in aeroporto come invece era avvenuto in Tailandia e Cambogia. Se si proviene dalla Cambogia, come nel mio caso, il modo più semplice per ottenerlo è rivolgersi ad una delle tante guest house di Phnom Phen (la capitale cambogiana) o di Sihanoukville. Pagando alla guest house 2-3 dollari per il servizio, si evita di recarsi personalmente in ambasciata vietnamita e fare le code per consegnare e ritirare il proprio passaporto una volta pronto il visto.
Il mio giro del Vietnam è cominciato da Sud. Ho varcato il confine presso la frontiera di Bavet (Cambodia) e Moc Bai (Viet) e dopo una sosta obbligata ad Hoi Chi Minh city (al tempo Saigon) mi sono diretto verso l’estremo sud del paese. Da li a poco meno di un mese avrei avuto un volo dalla capitale Hanoi, situata a circa 1800 km a nord da dove mi trovavo. Insomma dalle chiappe del “drago” sarei dovuto arrivare nei pressi delle sua sopracciglia.
Il delta del fiume Mekong
La regione meridionale del paese è un continuo susseguirsi di terra e acqua. Intramezzata da altra terra a cui segue altra acqua. E’ questa la regione chiamata “Delta del fiume Mekong”. In questa regione grossa come mezza Lombardia, il fiume Mekong, che nasce sugli altipiani tibetani e attraversa Cina, Laos e Cambogia, si ramifica in mille canali prima di buttarsi nel mar della Cina.
Riporto uno stralcio di quanto scrivevo sulla mia Moleskine, fedele compagna di viaggio a cui ho affidato nomi, luoghi ed emozioni: “….la regione del delta del fiume Mekong è un susseguirsi di terra e acqua. Città, isole, lingue di terra, tutte collegate da ponti, barche o traghetti. Non avendo un’idea ben precisa sul come e dove, dopo aver passato una notte a Saigon mi sono diretto a My Tho, prima grossa città della regione. Dalla città partono delle gitarelle in barca a remi. Per 10$ sono riuscito a trovare una barca “pirata” (non appartenente a nessuna compagnia ufficiale che invece sarebbe costata 25 $) che mi ha portato su un paio di isolette nelle vicinanze. Sinceramente niente di emozionante. Nella città di My Tho (dove alla fine ho speso 3 notti) di turisti non ne passano proprio, preferendo i tour che invece partono da Saigon. Così mi sono trovato ad essere l’attrazione delle persone del luogo che senza un minimo di ritegno quando mi vedevano seduto ad esempio su una panchina o su un muretto per godermi il tramonto o la frenetica vita vietnamita, si fermavano a fissarmi come se fossi un animale raro o una pianta esotica (….). Dopo My Tho, ho proseguito verso Can Tho, più verso sud. Da Can Tho, partono le gite in barca per vedere il famoso mercato galleggiante, il più grosso di tutto il delta. Si tratta di un vero e proprio mercato, e tutto quello che in genere è esposto sulle bancarelle sulla terra ferma qui invece è su delle barchette. Roba da 1000 foto in un’ora. Il costo per una barchetta a remi che ti porta a zonzo per mezza giornata è di circa 25 dollari….”
Qui nel sud ho avuto il mio primo assaggio di caffè Vietnamita che viene servito ad ogni angolo di strada. Una bomba di caffè, con un aroma mai provato più forte altrove. Durante le innumerevoli soste in queste piccole aree di ristoro, seduto sui tipici sgabelli alti 15 cm, suscitavo sempre occhiate stupite e divertite delle persone del posto non abituate ad un occidentale che chiedeva una caffè nero senza zucchero.
Dalat
Dalle regioni del sud, con circa 6 ore di bus sono ritornato a Saigon (mi piace più chiamarla così che Hoi Chi Minh City e come me la pensano il 99% dei Vietnamiti) da dove con altre 8 ore sono arrivato a Dalat. Riporto ancora un tratto di quanto scritto sul mio taccuino di viaggio: “…Dalat è una città a circa 1400 m s.l.m. dove per la prima volta dopo mesi mi trovo a sentire freschino di notte. E’ super turistica essendo tra le altre cose una meta per i viaggi di nozze dei Vietnamiti. Ho fatto un giro nei dintorni della città con gli “easy rider” una specie di agenzia turistica che offre tour di ogni tipo su due ruote. Ad avere tempo e soldi ci sarebbero stati un sacco di parchi naturali e cascate da scoprire ma spesso i prezzi non sono proprio abbordabili arrivando a più di 50 $ per un giorno in sella alla moto….”
Nha Trang
Dalle montagne sono ridisceso al mare fermandomi in questa famosa destinazione balneare. Nha Trang è stata una delusione. La spiaggia e il mare sono paragonabili a quelle dell’alto adriatico e la pioggia che è caduta incessantemente per 2 giorni non ha migliorato di certo la situazione. Proseguiamo quindi verso nord.
Hoi An
Per non fare perdere il senso delle distanze all’annoiato lettore, diciamo che una volta arrivato ad Hoi An ero circa a metà strada lungo il mio tragitto verso la capitale. Un poco più sopra l’ombelico del drago per intenderci. Hoi An è stata la piacevole sorpresa. La città è formata da un nucleo antico, dichiarata anche patrimonio mondiale dall’Unesco, adagiato lungo il Fiume Rosso dove tutto è ancora come era centinaia di anni fa. Stradine pedonali, gente che vende sui marciapiedi frutta e verdura e vecchine ancora vestite con il tradizionale abito in seta.
È stata la città più fotogenica in cui sono passato durante la mia visita in Indocina e, anche se avevo preventivato di fermarmi una sola notte, alla fine dopo una settimana mi aggiravo ancora tra le strette viuzze dai muri multicolori in caccia di soggetti da fotografare. Sono stato anche fortunato perché sono capitato nei giorni della celebrazione del Festival della luna piena. Oltre ai quotidiani spettacoli dei dragoni danzanti, uno dei momenti più belli di questa manifestazione è stato quando l’ultima sera tutte le luci della parte vecchia della città si sono spente lasciando il posto alle tradizionali lanterne in carta di riso che hanno reso l’atmosfera ancora più suggestiva.
Proseguiamo.
Huè
Con uno bus notturno i cui sedili sono stati sostituiti da delle specie di loculi in cui dormire arrivo a Huè, 12 ore di guida più a nord di Hoi An. Se Hoi An è stata una bella sorpresa Huè è stata una delusione. Consiglio di spenderci una giornata a visitare la Cittadella dentro le vecchie mura per poi proseguire verso un’altra meta.
Ninh Binh
La città di Ninh Binh non ha granché da offrire. Ad una prima occhiata appare come una delle tante grigie e caotiche città di questo Vietnam in pieno boom economico. Ma se si affitta una bicicletta o un motorino e ci si allontana di qualche chilometro ci si trova immersi in paesaggi idilliaci dove il verde dei campi di riso si estende a perdita d’occhio e la vita scorre ancora con i ritmi di un tempo.
La gita più famosa nella zona è a Tam Coc. Un giro sul fiume Ngo Dong di varie ore su di una barca a remi durante il quale in un continuo dentro e fuori da caverne e grotte si scivola lungo paesaggi verdi da cartolina. Questo è quanto ho letto e che mi hanno raccontato. Si, io ho preferito fare una cosa simile ma ancora poco conosciuta. Purtroppo nella marea di nomi strani non ricordo il nome della località, ma in qualunque albergo o guest house ve lo sapranno dire. La sostanza è la stessa: giro in barca sul fiume, paesaggi incredibili, grotte e gallerie. Il prezzo è lo stesso ma in 5 ore di giro non ho incontrato anima via escludendo la simpatica signora che mi guidava sulla barchetta.
Halong Bay
Lasciati i campi di riso di Ninh Binh la tappa successiva è stata Halong Bay. Per chi non conoscesse, si tratta di un intero golfo vicino al confine con la Cina disseminato di migliaia di roccioni che sembrano essere stati lanciati a manciate nel mare da un Dio dispettoso.
Da Ninh Binh, con due ragazze olandesi che diventeranno mie compagne di viaggio fino alla mia partenza per l’Italia prendiamo una corriera per Haiphong (leggetelo come si legge il nome del nuovo telefonino della Apple) da dove ci imbarchiamo per l’isola di Cat Ba, unica abitata in tutto l’arcipelago.
Da Cat Ba vincendo la tirchieria dovuta ad un anno a fare conti con il budget da viaggiatore zaino in spalla, mi sono imbarcato su una barca per due giorni. Chiamiamola crociera che sembra più bello ancora. 50$ tutto compreso. Alla fine, pensavo, erano gli ultimi giorni di viaggio!
Sono stati due giorni fantastici a zonzo tra questi roccioni coperti da fitta vegetazione e abitati da scimmie che si sono autoproclamate guardiane della baia. Due giorni interi in cui abbiamo passato il tempo a fare snorkeling nelle acque del mare a 30 e passa gradi, esplorare le numerose grotte in cui abbiamo fatto sosta e da ultimo ma non meno importante a mangiare il cibo delizioso che ci veniva preparato dalla moglie del capitano della nostra barchetta.
La notte passata in rada, nel cuore dell’arcipelago, sebbene sia stata la più calda di tutto questo anno di viaggio, è stata a dir poco magica.
Ritorno alla terra ferma
Una volta ritornato sulla terra ferma, mi dirigo finalmente verso la meta del mio viaggio: Hanoi, la capitale della repubblica socialista del Vietnam. Da qui, sempre in compagnia delle socie Olandesi, mi sono spostato a Mai Chau a circa 150 km sud della capitale. Sull’intero territorio del Vietnam, abitano più di 50 tribù appartenenti a varie minoranze etniche che, a dispetto dei cambiamenti che la tecnologia e la globalizzazione stanno apportando al paese, vivono ancora secondo le loro tradizioni secolari.
Spesso per raggiungerle ci si deve imbarcare in imprese assai avventurose che, data la scarsità di tempo 8e anche perché dopo 12 mesi in giro cominciavo ad essere un po’ stanco :o)), non potevo permettermi. Mai Chau è invece un villaggio dove con un viaggio relativamente facile si riesce a spendere qualche giorno a contatto con queste persone e la loro cultura.
Non è stato facile capire da quale stazione dei bus partiva il nostro per Mai Chau. E’ infatti abbastanza raro che dei turisti vogliano spingersi fino a laggiù da soli. Insomma, superate queste difficoltà, con 6 ore di pullman arriviamo al paese di Mai Chau. Nei pressi di Mau Chau c’è il villaggio di Pom Cong i cui abitanti appartengono alla minoranza “White Thai”.
Contrattando non poco siamo riusciti a trovare posto per dormire all’interno di una delle loro abitazioni interamente in legno, del cibo e una guida che ci avrebbe accompagnati sulle montagne sovrastanti il villaggio per i successivi 2 giorni. Se non contiamo il tasso alcolico della nostra guida costantemente mantenuto alto dall’immancabile vino di riso (un distillato a circa 40° ottenuto dalla fermentazione del riso) sono stati 2 giorni estremamente piacevoli. I paesaggi sono stati da favola e per due giorni abbiamo camminato lungo un sentiero disseminato di piccoli villaggi i cui abitanti nel corso dei secoli hanno trasformato i versanti delle montagne in rigogliosi campi di riso, tabacco, caffè e altri frutti della tradizione vietnamita.
Dal punto di vista tecnico il sentiero non presenta grosse difficoltà. Unica cosa da tenere presente è la temperatura sempre sopra i 35 gradi con umidità al 90% che trasformava una semplice salita in un bagno di sudore.
Hanoi
Data questa deviazione, mi è rimasto solo un giorno da spendere nella capitale prima di prendere il volo per Bangkok dove mi attendeva il volo intercontinentale per Londra.
L’unico giorno che avevo deciso di dedicare ad Hanoi è stato anche all’insegna della pioggia torrenziale per cui poco posso dire di questa città se non che pur essendo trafficata all’ennesima potenza ha un qualcosa, lo definirei “fascino caotico” che spesso caratterizza le capitali asiatiche.
Un volo della compagnia aerea low cost Air Asia mi ha portato da Bali (Indonesia) a Kuala Lumpur (Malesia), notte accampato in aeroporto e di prima mattina altro volo, sempre operato da Air Asia, da Kuala Lumpur a Bangkok.
Bangkok è il punto di partenza per l’avventura Cambogiana.
Così, dopo aver speso la notte presso una guest house consigliatami da una coppia di tatuatori torinesi conosciuti in Indonesia sul traghetto per Lombok, e dopo aver qui lasciato in custodia la tavola da surf con altri kg di cose non necessarie, prendo il bus per la città di confine di Aranya Prathet. Dopo 6 ore di piacevole viaggio lungo una strada che si snoda tra le risaie allagate dalla stagione delle piogge, arrivo a destinazione. Uno dei tanti tuk tuk, pronti alla fermata del bus, mi ha portato ad una specie di consolato Cambogiano per ottenere il visto di entrata. 30 $ , una foto formato tessera e in 10 minuti avevo incollato sul passaporto il visto per 30 giorni in Cambogia. Poche centinaia di metri separano Aranya Prathet (Thai) da Poipet (Cambogia).
La prima cosa che mi ha colpito, ancor prima di entrare in Cambogia, sono stati il gran numero di casinò e costruzioni in stile Las Vegas che fanno felici i Tailandesi che vengono qui a giocare d’azzardo, cosa invece proibita nel loro paese.
Ebbene sono in Cambogia.
Non appena lasciamo la dogana, io e un ragazzo Franco-Inglese con cui ho fatto comunella nel frattempo, veniamo abbordati da un ragazzo che dice di lavorare per il governo Cambogiano con il compito di “assistere” i turisti nuovi arrivati. Si sente puzza di bruciato lontano un miglio. E non sono solo le mie scarpe. Lo assecondiamo. Gli diciamo che siamo diretti a Siem Reap (come il 99% dei turisti che decidono di entrare in Cambogia da questo posto di confine) e che vorremmo prendere il bus. Il nostro incaricato del governo dice che una navetta ci aspetta per portarci alla stazione dei bus in città. Gratis. La puzza di bruciato intanto è diventata fumo nero pece.
Una volta che la navetta (con solo noi a bordo) ha percorso poche centinaia di metri, ci fermiamo nei pressi di sorta di stazione dei bus e taxi con annesso un banco di cambio. Lui ci convince a cambiare i soldi nella valuta locale, cosa altrimenti difficilissima da fare altrove (dice lui). In tasca ho poche bath Thailandesi, per cui le cambio in Riel Cambogiani ad un tasso non certo ufficiale!
Alla fantomatica stazione dei bus, veniamo a sapere che il bus ci sarà solo dopo parecchie ore ma che per caso, ma proprio per caso, c’è un taxi con altre due persone che sta’ per partire alla volta di Siem Reap. Se vogliano aggregarci, sono solo 25$ a persona, ma che dobbiamo decidere in fretta perché altrimenti il taxi sarebbe partito, e un taxi per soli due sarebbe molto più caro…bla bla bla bla….
A quel punto, chiediamo comunque il costo del bus. Alla fine non abbiamo fretta!
Anche il bus costa 25$. Strana la vita. Una cifra spropositata per gli standard della Cambogia. Sulle guide viene infatti riportato che il bus per Siem Reap costa circa 5-6 $. Con l’inflazione potrebbero oggi essere 7-8.
Dato che ormai la fregatura per i turisti era chiara (le serate a vedere “Mi manda Lubrano” a qualcosa saranno servite!), decidiamo di arrangiarci per i fatti nostri. Annunciamo al nostro incaricato che ce ne torniamo verso il posto di confine per cercare qualcosa di più economico, dato che secondo noi è troppo caro. La sua gentilezza e il suo sorriso scompaiono tutte d’un tratto e comincia a dirci in tono minaccioso che dobbiamo prendere il taxi, che non possiamo camminare fino al confine bal bla bla.
Dal canto nostro lo mandiamo a quel paese (in italiano, francese e inglese).
Cominciamo ad incamminarci verso il confine, dove crediamo e speriamo di trovare mezzi di trasporto “ufficiali” ad un prezzo normale e non per fessi.
Dopo pochi metri percorsi lungo la strada rossa sterrata che porta in direzione della Thailandia, una macchina comincia a venirci dietro, incalzandoci con il clacson. Era uno dei tanti tassisti non ufficiali (in Cambogia i taxi ufficiali saranno 10 in tutto il paese) che avendo assistito alla scena ci proponeva un prezzo più modico. Dopo un 5 minuti di rincorsa della macchina con lui che urlava dal finestrino” 40 dollars!!!” e noi…”no thanx, too much” arriviamo al compromesso che con 10 $ a testa ci porta a Siem Reap.
Chi avesse intenzione di entrare in Cambogia da questo confine non presti attenzione a questi fasulli impiegati del governo, ma continui dritto seguendo la gente del posto che vi porterà verso i bus veri.
Varcando il confine, colpisce l’attenzione anche la strada che, fino a un metro prima di entrare in Cambogia, è una bella lingua di asfalto nero e liscio mentre una volta lasciata la Tailandia si trasformia in una mulattiera di terra rossa battuta. Però circondata da Casinò scintillanti.
Insomma, il nostro simpatico tassista, in circa 4 ore copre i 160 km di polvere e buche che ci separano da Siem Reap. A Siem Reap trovo alloggio in una guest house molto nota tra i viaggiatori. Per 4 dollari ho una stanzetta in bambù con materasso e zanzariera. Oltre che gli onnipresenti gechi e rane .
Siem Reap, è la base per visitare i famosi Templi di Angkor Wat, la testimonianza più grandiosa e meglio conservata del regno che una volta raccoglieva sotto i suoi vessilli la Cambogia, e buona parte dell’attuale Thailandia, Laos e Vietnam.
L’ingresso ai templi non è proprio a buon mercato. Si può scegliere tra l’ingresso giornaliero (20$), 3 giorni (40$) oppure una settimana (60$).
IL complesso conta più di 100 templi per cui decido di fare il pass per 3 giorni.
I mezzi di trasporto per visitare i templi sono i più disparati: per 10 dollari un tuk tuk ti scarrozza in giro tutto il giorno, un po’ meno se si sceglie una moto e un po’ di più se si preferisce l’auto. In tutti e tre i casi con autista a seguito.
Dato che non mi andava di avere sempre uno che mi aspetta fuori dal tempio, decido per il quarto mezzo di trasporto: per 4 $ affitto una bici per i miei 3 giorni ad Angkor Wat.
Dopo tre giorni, con circa 150 km nelle gambe, decido che di templi ne ho visti asufficienza. Belli, bellissimi, enormi e molto ben conservati.
Consiglio di aspettare l’alba ad Angkor Wat (il maggiore dei templi). Se le nuvole sono clementi (adesso qui è la stagione delle piogge) si può vedere la sagoma del tempio stagliarsi contro il cielo via via più chiaro.
Decido di passare un giorno in più a Siem Reap visitando uno dei villaggi galleggianti sul lago Tonlè Sap. Per mancanza di tempo e anche per i costi mi faccio accompagnare al più vicino Chong Kneas. Giro di un paio d’ora in barca facendo lo slalom tra case galleggianti, scuole galleggianti, porcili galleggianti…vita di tutti i giorni galleggiante.
Kompong Pluk, altro villaggio galleggiante più a sud, deve essere molto più bello e meno turistico, ma per arrivarci via barca mi hanno sparato una cifra esagerata!
Il giorno successivo, lasciata Siem Reap, in 7 ore di bus arrivo alla capitale del Regno di Cambogia.
Phnom Penh.
Qui ho una sosta “obbligata” di 4 giorni perché devo attendere che dall’ambasciata mi ritorni il passaporto con il visto per entrare in Vietnam. 33 us $ fatto tramite la mia guest house.
Se a Siem Reap si possono ammirare le bellezze e le opere d’arte di cui è stata capace una civiltà degli inizi del passato millennio, a Phnom Penh vengono invece sbattute in faccia le testimonianze della spirale di pazzia e ferocia in cui la Cambogia è stata risucchiata negli anni 70.
Phnom Penh è infatti dove si può tastare con mano quanto successe in Cambogia nei 3 anni, 8 mesi e 20 giorni (1975 – 1978) del regime dei Khmer Rouge di Pol Pot.
Una delle tappe obbligate a pochi isolati dallo scintillante Palazzo Reale è il centro di sicurezza S-21 altrimenti detto “Tuol Sleng”, uno degli organi più segreti del regime, dove migliaia di persone sono state sottoposte a reclusione e tortura prima di venire mandate a morire nei campi di sterminio fuori dalla città.
Non voglio fare certo una lezione di storia, ma una lettura a qualche testo su quanto accaduto in Cambogia non può far di certo male. Io sono il primo che prima di andarci a sbattere contro non avevo idea delle dimensioni di quanto accadde poco più di 30 anni fa nella strada sotto la mia camera qui a Phnom Penh. Il genocidio di oltre 2 milioni di persone è ancora visibile oggi per le strade della Capitale o di un qualsiasi altro centro Cambogiano. Il 95% della popolazione è sotto ai 30 anni, la generazione dei 40 e 50 è stata letteralmente annientata dal disegno del regime di Pol Pot, uno dei maggiori responsabili delle condizioni di estrema povertà in cui oggi versa il paese.
Andiamo avanti.
Le tappe successive sono state Sihanoukville, cittadina con una folta comunità di francesi residenti, che si affaccia sulle calde acque del Golfo di Tailandia. Sinceramente, niente di speciale. Dopo 4 giorni a Phnom Penh può però servire per svagare la mente e cercare un po’ di fresco nuotando nelle acque delle sue spiagge semideserte!
Pochi giorni dopo, con un taxi collettivo (leggi: una normale auto con fino a 7 persone stipate dentro) arrivo a Kampot, piccolo centro lungo un placido fiume verso il confine con il Vietnam. Kampot, se escludiamo qualche cadente rimasuglio del periodo coloniale Francese non ha nulla in particolare da offrire se non le escursioni al vicino Bokor National Park.
Eppure questo paesino ha un suo perché. Saranno i tramonti sul fiume, sarà il clima più clemente rispetto ai grossi centri, sarà la gente del posto che quando ti vede da solo seduto si avvicina e dopo averti domandato: “May I have a conversation with you?” si siede e chiacchiera facendoti mille domande sulla tua famiglia, moglie (ehmm..moglie??), lavoro (ehmm..lavoro??) e così via.
Escludendo il trek di 2 giorni al Parco, ho optato per l’affitto di una motoretta con la quale sono andato alla scoperta dei dintorni andandomi a infilare, come mi piace fare, nelle stradine delle campagne: risaie, sorrisi e “Halllooooo” urlati a squarciagola per una giornata!!
E’ bellissimo quando passavo nei pressi di qualche abitazione e la moltitudine di bambini usciva e urlando di fermarti “Stop! Stop!”. A ciò seguiva una miriade di domande nel loro inglese scolastico “How many members has your family?”, “how many brothers and sisters do you have?” e così via. Così tanti contatti umani con persone tanto semplici e genuine da lasciarmi stordito.
Nota di merito alla tradizione culinaria di questo pezzo di Indocina: il cibo è fantastico. E’ vero che manco da casa da quasi un anno e per cui forse gli standard si abbassano (italian food uber alles) però il viaggiatore in Cambogia non può che rimanere piacevolmente stupito dalla varietà di cibi e sapori che si possono provare.
E siamo arrivati a oggi, di ritorno a Phnom Penh da dove domattina partirà l’ennesimo bus che mi porterà a Hoi Chi Minh City, in Vietnam, una volta chiamata Saigon. Da qui, dopo una breve parentesi a sud nella regione del delta del Mekong, comincerò la risalita fino alla capitale Hanoi, ultima tappa di questo viaggio.