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Vietnam

Ciclo driver in My Tho, Vietnam 

Il drago.

Se lo si guarda sulle mappe il Vietnam ha proprio la forma di un drago. Tiene tra le fauci il Laos e avvolge il suo corpo sinuoso attorno alla Cambogia.

Un nome che evoca tragedie di guerra in un passato non troppo lontano. Un paese che vanta una collezione di film che lo ritraggono e che lo hanno reso un luogo un po’ mitico e forse irreale nell’immaginario collettivo.

Nel mio caso, molto più semplicemente, il Vietnam è stata l’ultima tappa di 12 mesi passati in giro con lo zaino in spalla, una tavola da surf sotto braccio e la reflex che raramente ha abbandonato il mio collo. Cercherò di ripercorrerlo seguendo l’itinerario nord-sud che ho seguito.

Innanzitutto prima di entrare nel Paese bisogna essere già in possesso del visto. Non viene infatti rilasciato ai posti di confine oppure all’arrivo in aeroporto come invece era avvenuto in Tailandia e Cambogia. Se si proviene dalla Cambogia, come nel mio caso, il modo più semplice per ottenerlo è rivolgersi ad una delle tante guest house di Phnom Phen (la capitale cambogiana) o di Sihanoukville. Pagando alla guest house 2-3 dollari per il servizio, si evita di recarsi personalmente in ambasciata vietnamita e fare le code per consegnare e ritirare il proprio passaporto una volta pronto il visto.

Il mio giro del Vietnam è cominciato da Sud. Ho varcato il confine presso la frontiera di Bavet (Cambodia) e Moc Bai (Viet) e dopo una sosta obbligata ad Hoi Chi Minh city (al tempo Saigon) mi sono diretto verso l’estremo sud del paese. Da li a poco meno di un mese avrei avuto un volo dalla capitale Hanoi, situata a circa 1800 km a nord da dove mi trovavo. Insomma dalle chiappe del “drago” sarei dovuto arrivare nei pressi delle sua sopracciglia.

 

Il delta del fiume Mekong

La regione meridionale del paese è un continuo susseguirsi di terra e acqua. Intramezzata da altra terra a cui segue altra acqua. E’ questa la regione chiamata “Delta del fiume Mekong”. In questa regione grossa come mezza Lombardia, il fiume Mekong, che nasce sugli altipiani tibetani e attraversa Cina, Laos e Cambogia, si ramifica in mille canali prima di buttarsi nel mar della Cina.

Riporto uno stralcio di quanto scrivevo sulla mia Moleskine, fedele compagna di viaggio a cui ho affidato nomi, luoghi ed emozioni: “….la regione del delta del fiume Mekong è un susseguirsi di terra e acqua. Città, isole, lingue di terra,  tutte collegate da ponti, barche o traghetti. Non avendo un’idea ben precisa sul come e dove, dopo aver passato una notte a Saigon mi sono diretto a My Tho, prima grossa città della regione. Dalla città partono delle gitarelle in barca a remi. Per 10$ sono riuscito a trovare una barca “pirata” (non appartenente a nessuna compagnia ufficiale che invece sarebbe costata 25 $) che mi ha portato su un paio di isolette nelle vicinanze. Sinceramente niente di emozionante. Nella città di My Tho (dove alla fine ho speso 3 notti) di turisti non ne passano proprio, preferendo i tour che invece partono da Saigon. Così mi sono trovato ad essere l’attrazione delle persone del luogo che senza un minimo di ritegno quando mi vedevano seduto ad esempio su una panchina o su un muretto per godermi il tramonto o la frenetica vita vietnamita, si fermavano a fissarmi come se fossi un animale raro o una pianta esotica (….). Dopo My Tho, ho proseguito verso Can Tho, più verso sud. Da Can Tho, partono le gite in barca per vedere il famoso mercato galleggiante, il più grosso di tutto il delta. Si tratta di un vero e proprio mercato, e tutto quello che in genere è esposto sulle bancarelle sulla terra ferma qui invece è su delle barchette. Roba da 1000 foto in un’ora. Il costo per una barchetta a remi che ti porta a zonzo per mezza giornata è di circa 25 dollari….”

Can Tho floating market, Vietnam

Qui nel sud ho avuto il mio primo assaggio di caffè Vietnamita che viene servito ad ogni angolo di strada. Una bomba di caffè, con un aroma mai provato più forte altrove. Durante le innumerevoli soste in queste piccole aree di ristoro, seduto sui tipici sgabelli alti 15 cm, suscitavo sempre occhiate stupite e divertite delle persone del posto non abituate ad un occidentale che chiedeva una caffè nero senza zucchero.

 

Dalat

Dalle regioni del sud, con circa 6 ore di bus sono ritornato a Saigon (mi piace più chiamarla così che Hoi Chi Minh City e come me la pensano il 99% dei Vietnamiti) da dove con altre 8 ore sono arrivato a Dalat. Riporto ancora un tratto di quanto scritto sul mio taccuino di viaggio: “…Dalat è una città a circa 1400 m s.l.m. dove per la prima volta dopo mesi mi trovo a sentire freschino di notte. E’ super turistica essendo tra le altre cose una meta per i viaggi di nozze dei Vietnamiti. Ho fatto un giro nei dintorni della città con gli “easy rider” una specie di agenzia turistica che offre tour di ogni tipo su due ruote. Ad avere tempo e soldi ci sarebbero stati un sacco di parchi naturali e cascate da scoprire ma spesso i prezzi non sono proprio abbordabili arrivando a più di 50 $ per un giorno in sella alla moto….”

 

Nha Trang

Dalle montagne sono ridisceso al mare fermandomi in questa famosa destinazione balneare. Nha Trang è stata una delusione. La spiaggia e il mare sono paragonabili a quelle dell’alto adriatico e la pioggia che è caduta incessantemente per 2 giorni non ha migliorato di certo la situazione. Proseguiamo quindi verso nord.

 

Hoi An

Per non fare perdere il senso delle distanze all’annoiato lettore, diciamo che una volta arrivato ad Hoi An ero circa a metà strada lungo il mio tragitto verso la capitale. Un poco più sopra l’ombelico del drago per intenderci. Hoi An è stata la piacevole sorpresa. La città è formata da un nucleo antico, dichiarata anche patrimonio mondiale dall’Unesco, adagiato lungo il Fiume Rosso dove tutto è ancora come era centinaia di anni fa. Stradine pedonali, gente che vende sui marciapiedi frutta e verdura e vecchine ancora vestite con il tradizionale abito in seta.

Daily life in Hoi An, Vietnam 


È stata la città più fotogenica in cui sono passato durante la mia visita in Indocina e, anche se avevo preventivato di fermarmi una sola notte, alla fine dopo una settimana mi aggiravo ancora tra le strette viuzze dai muri multicolori in caccia di soggetti da fotografare. Sono stato anche fortunato perché sono capitato nei giorni della celebrazione del Festival della luna piena. Oltre ai quotidiani spettacoli dei dragoni danzanti, uno dei momenti più belli di questa manifestazione è stato quando l’ultima sera tutte le luci della parte vecchia della città si sono spente lasciando il posto alle tradizionali lanterne in carta di riso che hanno reso l’atmosfera ancora più suggestiva.

Proseguiamo.

 

Huè

Con uno bus notturno i cui sedili sono stati sostituiti da delle specie di loculi in cui dormire arrivo a Huè, 12 ore di guida più a nord di Hoi An. Se Hoi An è stata una bella sorpresa Huè è stata una delusione. Consiglio di spenderci una giornata a visitare la Cittadella dentro le vecchie mura per poi proseguire verso un’altra meta.

 

Ninh Binh

La città di Ninh Binh non ha granché da offrire. Ad una prima occhiata appare come una delle tante grigie e caotiche città di questo Vietnam in pieno boom economico. Ma se si affitta una bicicletta o un motorino e ci si allontana di qualche chilometro ci si trova immersi in paesaggi idilliaci dove il verde dei campi di riso si estende a perdita d’occhio e la vita scorre ancora con i ritmi di un tempo.

La gita più famosa nella zona è a Tam Coc. Un giro sul fiume Ngo Dong di varie ore su di una barca a remi durante il quale in un continuo dentro e fuori da caverne e grotte si scivola lungo paesaggi verdi da cartolina. Questo è quanto ho letto e che mi hanno raccontato. Si, io ho preferito fare una cosa simile ma ancora poco conosciuta. Purtroppo nella marea di nomi strani non ricordo il nome della località, ma in qualunque albergo o guest house ve lo sapranno dire. La sostanza è la stessa: giro in barca sul fiume, paesaggi incredibili, grotte e gallerie. Il prezzo è lo stesso ma in 5 ore di giro non ho incontrato anima via escludendo la simpatica signora che mi guidava sulla barchetta.

 

Halong Bay

Halong Bay, Vietnam

Lasciati i campi di riso di Ninh Binh la tappa successiva è stata Halong Bay. Per chi non conoscesse, si tratta di un intero golfo vicino al confine con la Cina disseminato di migliaia di roccioni che sembrano essere stati lanciati a manciate nel mare da un Dio dispettoso.

Da Ninh Binh, con due ragazze olandesi che diventeranno mie compagne di viaggio fino alla mia partenza per l’Italia prendiamo una corriera per Haiphong (leggetelo come si legge il nome del nuovo telefonino della Apple) da dove ci imbarchiamo per l’isola di Cat Ba, unica abitata in tutto l’arcipelago.

Da Cat Ba vincendo la tirchieria dovuta ad un anno a fare conti con il budget da viaggiatore zaino in spalla, mi sono imbarcato su una barca per due giorni. Chiamiamola crociera che sembra più bello ancora. 50$ tutto compreso. Alla fine, pensavo, erano gli ultimi giorni di viaggio!

Cruising in Halong Bay, Vietnam

Sono stati due giorni fantastici a zonzo tra questi roccioni coperti da fitta vegetazione e abitati da scimmie che si sono autoproclamate guardiane della baia. Due giorni interi in cui abbiamo passato il tempo a fare snorkeling nelle acque del mare a 30 e passa gradi, esplorare le numerose grotte in cui abbiamo fatto sosta e da ultimo ma non meno importante a mangiare il cibo delizioso che ci veniva preparato dalla moglie del capitano della nostra barchetta.

La notte passata in rada, nel cuore dell’arcipelago, sebbene sia stata la più calda di tutto questo anno di viaggio, è stata a dir poco magica.

 

Ritorno alla terra ferma

Una volta ritornato sulla terra ferma, mi dirigo finalmente verso la meta del mio viaggio: Hanoi, la capitale della repubblica socialista del Vietnam. Da qui, sempre in compagnia delle socie Olandesi, mi sono spostato a Mai Chau a circa 150 km sud della capitale. Sull’intero territorio del Vietnam, abitano più di 50 tribù appartenenti a varie minoranze etniche che, a dispetto dei cambiamenti che la tecnologia e la globalizzazione stanno apportando al paese, vivono ancora secondo le loro tradizioni secolari.

Spesso per raggiungerle ci si deve imbarcare in imprese assai avventurose che, data la scarsità di tempo 8e anche perché dopo 12 mesi in giro cominciavo ad essere un po’ stanco :o)), non potevo permettermi. Mai Chau è invece un villaggio dove con un viaggio relativamente facile si riesce a spendere qualche giorno a contatto con queste persone e la loro cultura.

Non è stato facile capire da quale stazione dei bus partiva il nostro per Mai Chau. E’ infatti abbastanza raro che dei turisti vogliano spingersi fino a laggiù da soli. Insomma, superate queste difficoltà, con 6 ore di pullman arriviamo al paese di Mai Chau. Nei pressi di Mau Chau c’è il villaggio di Pom Cong i cui abitanti appartengono alla minoranza “White Thai”.

Contrattando non poco siamo riusciti a trovare posto per dormire all’interno di una delle loro abitazioni interamente in legno, del cibo e una guida che ci avrebbe accompagnati sulle montagne sovrastanti il villaggio per i successivi 2 giorni. Se non contiamo il tasso alcolico della nostra guida costantemente mantenuto alto dall’immancabile vino di riso (un distillato a circa 40° ottenuto dalla fermentazione del riso) sono stati 2 giorni estremamente piacevoli. I paesaggi sono stati da favola e per due giorni abbiamo camminato lungo un sentiero disseminato di piccoli villaggi i cui abitanti nel corso dei secoli hanno trasformato i versanti delle montagne in rigogliosi campi di riso, tabacco, caffè e altri frutti della tradizione vietnamita.

Mai Chau, Vietnam 

Dal punto di vista tecnico il sentiero non presenta grosse difficoltà. Unica cosa da tenere presente è la temperatura sempre sopra i 35 gradi con umidità al 90% che trasformava una semplice salita in un bagno di sudore.

Hanoi

Data questa deviazione, mi è rimasto solo un giorno da spendere nella capitale prima di prendere il volo per Bangkok dove mi attendeva il volo intercontinentale per Londra.

L’unico giorno che avevo deciso di dedicare ad Hanoi è stato anche all’insegna della pioggia torrenziale per cui poco posso dire di questa città se non che pur essendo trafficata all’ennesima potenza ha un qualcosa, lo definirei “fascino caotico” che spesso caratterizza le capitali asiatiche.

 

Per concludere un’idea dei prezzi.

Corsa di 12 ore in bus notturno: circa 15 $

Pasto presso un ristorante “local”: circa 1 $

Pasto presso un ristorante per turisti: circa 4 $

Costo di una camera di albergo: a partire da 6 $

Affitto di un motorino: 4 $ al giorno

 

Saluti

Mauro

 

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