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Bali - Lombok - Gili Islands

Madewi little girl

Seduto all’hotel Taman Ayu di Kuta Bali, beandomi sotto l’aria mossa dal ventilatore della mia stanza cerco di fare un po’ d’ordine nei ricordi e raccontare l’ultimo mese passato in Indonesia.

Gli ingredienti sono stati una tavola da surf, uno zaino fotografico e una compare di viaggio arrivata a sorpresa dall’Italia.Il tutto sistemato su uno scooterino affittato a Kuta Bali. La scelta dello scooter come mezzo di trasporto anche se non troppo comodo durante i lunghi spostamenti è stata alla fine vincente in quanto non siamo mai dovuti dipendere dai vari taxi e altri trasporti che il più delle volte sono lenti e non sempre comodi.

Insomma dopo qualche giorno passato nella Bukit Peninsula, quella specie di appendice a sud est di Bali celebre per i surf break stellari, siamo partiti alla volta di Padangbai paesino a circa 100 km nord di Kuta. Padangbai è infatti il punto di partenza dei traghetti per l’isola di Lombok, distante circa 30 km dalla costa Balinese oltre che anche una comoda base per visitare la regione nord est di Bali, famosa per i suoi vulcani, i laghi e i paesaggi verde lussureggiante delle terrazze dove si coltiva riso e tabacco.

Bali Cliff

In questi primi giorni, ma sarà una costante di tutto il resto del viaggio su due ruote, abbiamo evitato i maggiori siti turistici preferendo guidare un po’ a zonzo fin nei più piccoli paesini, parcheggiare il nostro potente mezzo e camminare per le viuzze polverose sotto gli sguardi stupiti della gente che non ci toglieva gli occhi di dosso. Il più delle volte si finiva a tentare una conversazione con i più curiosi i quali chiaramente finivano puntualmente e ben volentieri fotografati dalle nostre reflex. Non ricordo nemmeno un nome di questi piccoli villaggi ma la cosa che più è rimasta è stata l’esperienza umana fatta con queste persone sorridenti che a volte addirittura ci offrivano frutta o altro cibo per loro così prezioso. Così abbiamo speso circa una settimana. Tappa successiva: Lombok.

Le partenze sono circa ogni 2-3 ore ma è buona cosa essere al porto con un buon anticipo. Cosa che noi chiaramente non abbiamo fatto. I pochi kilometri che separano Bali da Lombok vengono coperti in circa 5 ore dal traghetto carico di gente del posto così come di viaggiatori che come noi preferiscono il fai da te alle agenzie turistiche “tutto organizzato”.

Veniamo a Lombok.

Una volta arrivati a Lembar, porto di destinazione nell’isola di Lombok decidiamo di puntare verso Kuta di Lombok piccolo villaggio di pescatori adagiato in una baia di sabbia bianca a sud dell’isola. Kuta di Lombok e Kuta di Bali condividono fortunatamente solo il nome. Infatti se la seconda è il regno di locali notturni, hard rock cafe, internet point uno dietro all’altro e centri commerciali per shopping pazzo a basso costo, Kuta di Lombok sembra essere ferma ancora al medio evo. La gente del posto si sposta ancora con dei piccoli carretti trainati da cavalli e oltre alla decina di hotel per dormire, il resto del paese è rappresentato da misere e semplici capanne dove vivono i locali. La maggioranza dei turisti è rappresentata da surfisti che fanno base qui per surfare le onde nelle baie vicine. Garupak, Ekras, Mawi e Desert Point sono i nomi più famosi.

Nei dintorni di Kuta ci siamo persi volentieri per 5 giorni circa, guidando tra villaggi di poche case in paglia dalle quali al nostro passaggio uscivano correndo uno sciame di bambini che si sgolavano in un continuo Hallo…hallo…hallo costringendoci a frequenti stop per distribuire penne e quaderni (acquistati in precedenza) venendo ricambiati da sguardi tanto riconoscenti e sinceri da farci sentire un po’ colpevole per quanto siamo fortunati ad avere tutto quello che desideriamo. Questi giri erano interrotti nelle ore più calde per fare una sosta relax in alcune delle spiagge più belle che abbia mai visto in tutti questi mesi!!

Un non so che problema alla nostra ruota posteriore ci ha costretto a varie soste presso improbabili gommisti che si adoperavano con arnesi rudimentali per tappare il nuovo foro. A parte la fortuna di avere sempre bucato (5 volte in pochi giorni) nei pressi di qualcuno capace di aggiustarcela, questo ci ha regalato momenti di umanità incredibile. Un esempio. Nel mezzo del nulla foriamo. Carichi di tutto il bagaglio perché sbarcati da poco dal traghetto. Comincio a spingere lo scooter (in realtà sembrava più uno zaino gigante con due ruote) fino a quando dopo poco meno di 500 metri, alla domanda “Pres Ban”, un contadino sdentato ci indica con il braccio di proseguire. Insomma una delle poche casette che incontriamo da li a poco funge da officina ad un signore che non spiaccica neanche mezza parola in inglese. A gesti e con poche parole di indonesiano che sappiamo (non più di 10) ci facciamo aggiustare la camera d’aria. La cosa curiosa è che dopo 5 minuti il cortile dove ci stava riparando il motorino si è letteralmente riempito di persone, bambini e adulti accorsi dalle altre case del villaggio per vederci. Si sono comodamente seduti e hanno cominciato a guardarci e a sorridere come se fossimo una specie di attrazione. Durante la riparazione ci hanno anche offerto una specie di anguria – tra l’altro buonissima- scegliendola tra quelle che avevano in vendita. Pagata la prestazione (poco più di 50 centesimi di euro) e fatte le dovuto foto ricordo ci siamo allontanati un po’ divertiti e intontiti dal fatto che esista ancora gente tanto genuina e semplice. Alla faccia di quelli che dicono di stare attenti a Lombok, di non fidarsi della gente, che si corre il pericolo di venire derubati e altre cose simili ce nel nostro caso non hanno avuto il minino riscontro.

Giusto per dare qualche notizia pratica, se cercate spiagge incredibili a pochi chilometri da Kuta da non perdere c’è Mawun, Mawi e un’altra spiaggia paradisiaca che trovate poco prima di arrivare a Garupak.

La terza settimana la decidiamo di passare nel relax e nello svacco più totale. Questo fa rima con Gili Islands, tre isolette minuscole -Air, Meno e Travangan - che spuntano dall’oceano a pochi km dalla costa di Lombok. Dopo una guidata di circa 4 ore arriviamo a Bangsal, località dalla quale partono le barchette per le Gili. Parcheggiamo il motorino, ci facciamo fregare sull’acquisto del biglietto pagandolo 10 volte il suo prezzo (fortunatamente si tratta sempre di 2-3 euro di differenza) e in mezz’oretta circa arriviamo a Gili Meno la più piccola e tranquilla delle 3 isole. Su queste isole non esistono mezzi motorizzati e i mezzi di trasporto sono i soliti calesse oppure un po’ di sano Jalam Jalam ossia camminare!

Gili Meno, Lombok Indonesia

Il giro di Gili Meno lo si fa in poco più di un’ora di jalam jalam per cui capite che anche volendo non c’è molto da fare se non nuotare in compagnia delle migliaia di pesci che abitano la barriera corallina, delle tartarughe che pascolano tranquille a pochi metri di profondità e se si è più fortunati anche con qualche squaletto di reef. Mangiare in uno dei warung sulla spiaggia, sbucciarsi un’ananas tra un bagno e un altro oppure starsene a vedere il tramonto con il Gunug Agung (il più alto vulcano di Bali) che spunta dall’orizzonte infuocato sono le altre attività estremamente stressanti che offre Gili Meno.

kids in Gili Meno, Lombok Indonesia

Da Gili Meno grazie al capitano Abdul e alla sua “sicurissima” barca su cui carichiamo lo scooter, riusciamo ad andare direttamente a Bali evitandoci una giornata campale sulle due ruote. Di ritorno a Bali passiamo gli ultimi due giorni da dove eravamo partiti, Balangan Beach piccolo gioiellino per foruna ancora poco scoperto a pochi kilometri a sud di Kuta.

Prossima spostamento, questa volta l’ultimo, volo Bali – Bangkok da dove partirò “overland” alla volta della Cambogia e – credo – Vietnam prima di farvi ritorno per l’ultimo volo verso casa.

A risentirci e buone vacanze!

Mauro

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